Reddito di cittadinanza, dai CPI agli incentivi: ecco cosa sta per arrivare

Arriverà prima di natale in Consiglio dei Ministri il reddito di cittadinanza.

Secondo il cronoprogramma previstodel Ministro Di Maio la misura da Marzo sarà a regime con le domande che giungeranno da parte dei potenziali beneficiari. Le prime erogazioni partiranno invece da Aprile 2019.

Giorno dopo giorno si sta dunque mettendo a punto la misura di contrasto alla povertà, cavallo di battaglia del M5S e oggetto di numerose “rimodulazioni” nel braccio di ferro con Lega e con le raccomandazioni e le bocciature della Ue. Vediamo quali sono i punti certi dello strumento.

Chi sono i beneficiari – Isee non oltre 9.360 euro!

Per poter chiedere il reddito dicittadinanza è necessario possedere una soglia Isee non superiore a 9.360 euro. Secondo limite sarà quello del capitale immobiliare, oltre la prima casa, previsto fino a un massimo di 30 mila euro. Terzo limite riguarderà il capitale mobiliare previsto con un limite di 10 mila euro per famiglie con più figli. La«quota affitto», intorno a 300 euro, è da aggiungere (nel limite di 780euro per un single) o da togliere (in caso il beneficiario sia proprietario dicasa).

L’importo dell’assegno – massimo € 780

Per un single l’assegno è fino a un massimo di 780 euro al mese e cresce in base al numero di figli.

Le risorse a disposizione – 9 miliardi di euro/anno

In legge di Bilancio sono state stanziate risorse per un importo pari a 9 miliardi di euro l’anno. Circa un miliardo l’anno per due anni è invece destinato al potenziamento dei centri per l’impiego. Novecento milioni alla pensione di cittadinanza che dovrebbe coinvolgere una platea di oltre mezzo milione di persone.

La durata – massimo 18 mesi!

Il reddito di cittadinanza dura 18 mesi. Dopo di che ci sarà una verifica della sussistenza dei requisiti per prorogare la misura di ulteriori e improrogabili 18 mesi.

I paletti contro i furbetti

Sono sei i “paletti” anti-furbetti individuati per fruire e mantenere il reddito di cittadinanza.

  1. immediata disponibilità a lavorare del beneficiario;
  2. otto ore di impieghi in servizi di pubblica utilità;
  3. partecipazione obbligatoria a corsi di formazione;
  4. sottoscrizione del patto di servizio, dove è contenuto il bilancio delle competenze, presso i CPI.
  5. limite di tre offerte congrue all’interno di distretti produttivi che non si potranno rifiutare;
  6. “tagliando” – cioè la verifica sul mantenimento dei requisiti, dopo 18 mesi di fruizione per averne altri 18.

Gli incentivi per le imprese – 3 mesi di sgravio contributivo

Per le imprese è allo studio un doppio incentivo. Uno sgravio contributivo intorno alle tre mensilità di reddito che, con l’assunzione del beneficiario del reddito di cittadinanza, si potrà trasferire all’azienda. In caso di contrattualizzazione di soggetti più vulnerabili, per esempio le donne, il bonus al datore si potrebbe raddoppiare, fino a sei mensilità. Sempre per chi assume il beneficiario di reddito di cittadinanza si starebbe studiando un secondo incentivo: il datore potrà accedere a un bonus formazione fino a 100 ore, interamente gratuite.

Il riordino dei Centri per l’impiego

Uno dei problemi più ardui da superare al fine dell’introduzione del reddito di cittadinanza è il rilancio dei Centri per l’impiego, storicamente l’anello più debole del nostro mercato del lavoro. Il progetto di riforma prevede:

  1. il raddoppio dei dipendenti, dagli attuali 8/9mila a 16/18mila;
  2. l’inserimento di nuove figure professionali, come psicologi, assistenti sociali, operatori del mercato del lavoro;
  3. l’adeguamento tecnologico.
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